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Gli Usa fra Net Neutrality e WikiLeaks

da : Rocco Neo Medina: 3 dicembre 2010, 08:21

Prosegue negli Stati Uniti il dibattito sulla Net Neutrality, in vista del voto del 21 Dicembre. Posizioni inalterate dopo il ciclone Assange?

E’ prevista per il 21 Dicembre la discussione finale in seno alla Federal Communications Commission (Fcc) che dovrebbe dare il via definitivo alla nuova “filosofia” con cui i providers abbandonerebbero ogni forma di filtro e di controllo sui flussi dati in cambio di un radicale sollevamento da ogni responsabilità riguardo i flussi stessi. Stop quindi ai filtri, alle censure e alla discriminazione degli utenti in base al loro utilizzo della rete.

E’ stata un’idea fissa dell’amministrazione Obama: la rete deve essere libera, e i fornitori di servizio assolutamente neutrali rispetto ai dati che passano nei loro sistemi. La discussione non ha visto momenti di pausa, ed è ancora vivissima in quanto incrocia molteplici fattori, tutti molto sensibili per gli americani.

Innanzitutto è un problema politico, visto anche che la Fcc è un organo formato da esponenti di entrambi gli schieramenti che ovviamente hanno opinioni radicalmente diverse. Il presidente della Fcc Julius Genachowski è un democratico, e si è già assicurato almeno due voti contrari dai due rappresentanti repubblicani della Commissione (composta da cinque membri, Genachowski, i due Rep e due Dem).

Poi ci sono i provider, divisi fra gestori di telefonia via cavo, gestori mobili e providers Internet. Con l’enorme complessità del sistema americano c’è una gran messe di posizioni da Google a Verizon, da chi sbraita perché la rete deve essere libera a chi urla che il Governo non può e non deve interferire nelle strategie di sicurezza dei fornitori privati.

In tutto questo, in attesa di un voto che cambierà la storia della rete, la bomba WikiLeaks scuote le coscienze dei più liberali, e accende il fervore dei censori. Anche i democratici sono ora in difficoltà, e sarà dura per Obama portare a casa un’altra riforma di portata storica in favore della libertà e dell’indipendenza del pensiero ma anche del mercato dell’informazione.


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