Italia digitale, ancora tanto da fare
da : Rocco Neo Medina: 6 luglio 2010, 19:40
Proprio mentre la Commissaria EU ci bacchetta, c’è ancora chi snobba i rischi.
Tutti con lo smartphone? Mica lo sappiamo se le reti italiane possono reggere un simile assalto. La banda mobile (quella vera, senza filtri e senza bassa CIR) costa cara, e questo farebbe credere che ci sia ancora un bel po’ di spazio fra le frequenze per ospitare navigatori più esigenti.
Vai a saperlo; da Vodafone qualche mezza parola sul rischio di saturazione è arrivata, Calabrò dell’AGCOM ha parlato addirittura di collasso, mentre Bernabè di Telecom Italia liquida spavaldamente l’illazione, neanche fosse un crimine citare il livello spaventosamente basso della digitalizzazione del paese.
E si che in questi giorni ci parla chiaro anche la commissaria EU per l’ICT, che davanti a una platea di marziani ha snocciolato obiettivi e piani d’azione lontani anne luce dal nostro pianeta.
La palla, come dimostrano le dichiarazioni di Calabrò, è in mano ai carriers, che con le tariffe e i calcoli sui tetti di banda possono modulare al centimetro il limite oltre il quale si pianta tutto. E probabilmente ci lottano tutti i giorni!
La forte spinta commerciale e pubblicitaria ai contenuti audio e video e ai social networks si sta trasformando nel boomerang che ci si aspettava, anche se a meno di eventi clamorosi il simpatico oggetto di origine aborigena torna solo e sempre in testa a noi utenti sotto forma di costi e di scarse prestazioni.
Quindi alla fine è poco chiaro se scaricare oggi 2 o 3 video da Youtube sul palmare sia un’azione eticamente corretta, o se sia invece anti-ecologico, o rivoluzionario, destabilizzante, a vantaggio o a danno dei carriers. Italia analogica.

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