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ACTA: Richard Stallman e la Free Software Foundation chiamano a raccolta i difensori della libertà e dei diritti digitali

da : Rocco Neo Medina: 18 giugno 2010, 09:00

Il famigerato ACTA torna a far parlare di sé. Questa volta a riportare al centro dell’attenzione il segretissimo accordo anti-contraffazione che coinvolge 40 paesi in tutto il mondo e una serie di multinazionali (Google, Intel, Sony ed eBay in testa) è il presidente della Free Software Foundation, Richard Stallman.
Sul sito della fondazione, Stallman ha scritto quello che da più parti si denuncia da tempo: ACTA è una minaccia per i diritti degli utenti.

“Ogni volta che c’è una proposta per cambiare le cose in peggio – scrive Stallman – il modo più ovvio per opporsi sembra essere quello di promuovere campagne che tutelino lo status quo“. Ma questa strategia ha fatto sì che ogni volta, il provvedimento precedente diventava accettabile, per quanto all’inizio giudicato “un cambiamento in peggio”, pur di non far passare la nuova proposta. Stallman continua a parlare di ACTA e dei suoi promotori chiamandoli “i nostri nemici”.

“ACTA minaccia, in maniera subdola, di punire gli utenti di Internet con la disconnessione nel caso in cui vengano accusati di condivisione di file – continua Stallman – e chiede ai paesi sottoscrittori di vietare l’uso di software che possano violare il Digital Restrictions Management (DRM), conosciuto anche come manette digitali“.

Il guru del free software, poi, chiama a raccolta tutta la comunità. “Chiediamo alla comunità del free software di unirsi a noi nel parlare contro questo attacco alla libertà e spero che la gente non solo firmi l’appello (che si può leggere qui, nda) ma anche che scriva e pubblichi i propri pensieri su questa questione. E’ tempo che la gente mostri, in quanti più modi possibile, che ritiene gravi le minacce di ACTA contro le libertà. Più firme e più supporto pubblico avremo, più debole apparirà ACTA”.

Quali potrebbero essere alcuno rischi di ACTA per i nitizen, lo avete già letto su queste pagine in altre occasioni e nonostante la presunta rigida segretezza che avvolge le trattative, sappiamo che molte sono le spaccature e i punti di disaccordo tra gli stessi potenziali firmatari dell’accordo.

Insomma la questione è tutta ancora da definire, ma se c’è una cosa certa è che all’orizzonte ci sono altri divieti, punizioni, “manette digitali” e cose del genere. E al di là delle mobilitazioni, l’unico pensiero che consola è che, finora, la libertà è rimasta una caratteristica intrinseca di Internet e che, nella stragrande maggioranza dei casi, un escamotage alle limitazioni e ai divieti è sempre venuto fuori. Ma siamo sicuri che questo sia sufficiente a farci decidere di non dire la nostra?


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