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Apps, sempre Apps, fortissimamente Apps

da : Rocco Neo Medina: 18 marzo 2010, 09:00

Prova questo gratis… provane un altro.. ti piace, vero? Ok, allora ora pagalo! Gli AppStores al mercato dello spaccio.

Le mini-applicazioni per Sistemi Operativi mobili, affettuosamente chiamate Apps, galoppano senza freni in un’escalation di AppStores, i negozi virtuali da dove si possono scaricare (o acquistare, dipende dal livello di spaccio) per essere poi immediatamente disponibili sul proprio device.

Ben 38 AppStores sono già attivi, e tanti altri se ne attendono per il 2010, con un mercato che potrebbe arrivare intorno ai 20 miliardi di dollari entro il 2012. Da dove arriveranno tutti questi incassi? Dal solito schema dello “spaccio”! Quando gli handheld avranno nelle Apps la gran parte del loro appeal, di sicuro i migliori prodotti saranno a pagamento, e (ri)buonanotte alla free economy, almeno fino alla prossima rivoluzione.

I punti di forza sono la leggerezza e le dimensioni (per minimizzare i costi di airtime), la specificità (per creare un legame molto stretto fra l’utente e la App), il costo (per ora generalmente nullo o bassissimo), il coinvolgimento diretto degli sviluppatori (sono loro che pagano o addirittura offrono al rialzo per far salire la propria App nei listini).

L’ennesimo Uovo di Colombo? Beh, dipende se vi chiamate Apple o Google. L’AppStore di Apple è ormai il portabandiera di questo sistema commerciale, detta regole di stile e di moralità (eventualmente escludendo le Apps giudicate poco in linea con l’immagine dello Store), rende ricchi in brevissimo tempo i fortunati sviluppatori che hanno ideato l’App perfetta per una determinata utenza, fa incetta di fette di un mercato che – come parecchi trend IT – rende il massimo a chi ci si butta subito dall’inizio.

Dall’altra parte (ma perché ci troviamo sempre a parlare di dualismi? Il web non doveva essere il marketplace per eccellenza dove gli oligopolii sparivano?) le applicazioni Browser-based, buone cioè per tutti i Sistemi Operativi perché basate su standard ormai ultra-radicati, eseguibili dovunque e da qualunque device. Inutile dire che il vessillifero da quest’altro lato del campo è Google, che il futuro lo immagina assolutamente browser-based.

Lo spaccio è aperto, fatevi avanti!


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