Una rete piena di spazzatura
da : Rocco Neo Medina: Febbraio 12, 2010, 9:06 am
Incredibili i risultati dell’ultima ricerca Websense: in pratica la rete mondiale lavora per la maggior parte del tempo per spam e malicious code.
Utilizzando la tecnologia di ThreatSeeker basata sugli honeypots, una sorta di server trappola utilizzati per incastrare hackers e spammers, Websense pubblica ogni sei mesi i dati relativi alle sue ricerche, raccolti attraverso una sorveglianza continua della rete, rastrellando ogni ora informazioni provenienti da 40 milioni di siti web e 10 milioni di messaggi di posta.
I risultati del secondo semestre del 2009 sono a dir poco disarmanti, a partire da un incredibile 95% di spam nella totalità dei post sui siti esaminati!
Sebbene si sia rilevata una diminuzione del 3,3% su base annua dei siti malicious - dovuta secondo WebSense a un incremento del traffico tipico del Web 2.0 - tutti i dati sembrano confermare una proliferazione fuori controllo di bogus, cioè di robaccia infestante che occupa inutilmente banda trasmissiva e potenza di calcolo dei servers:
il 71% dei siti contenenti malicious code sono in effetti siti legali che sono stati bucati; l’81% delle mail contengono link pericolosi; l’86% della posta è spam (72% di tipo HTML, 11.2% immagini, 16.8% semplice testo); il 51% del malware punta a siti registrati negli USA, seguono la Cina con il 17% e la new entry Spagna con il 15,7%.
Una massa così consistente di spam e bogus segnala che il fenomeno ha ormai dimensioni commerciali, è localmente ben organizzato e deve necessariamente produrre un importante reddito, altrimenti non riuscirebbe a occupare tanto spazio.
Sì, commerciale. Perché con questi numeri è impossibile pensare a solitari hackers con gli occhialoni, molto più probabile invece un complesso e intricato gioco di interessi fra chi guadagna sull’incremento spropositato del traffico, chi sui sistemi di sicurezza hardware e software, chi sui link ai siti malicious e così via. Anche questa è new economy?

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