Australia, videogames violenti: il mondo al contrario
da : Rocco Neo Medina: 29 gennaio 2010, 00:53
Ai nostri antipodi si assiste a uno strano stravolgimento di causa ed effetto. Strani fenomeni che potrebbero costituire una lezione anche per il nostro Paese.
Succede in Australia che nel tentativo di porre un freno alla diffusione di contenuti estremamente violenti nei videogames a disposizione dei più giovani la cura rischi di diventare peggiore della malattia.
Secondo una strana valutazione, il governo australiano ha pensato che evitare di applicare il bollino di tipo R (Rated, vietato ai minori di 18 anni) ai giochi troppo violenti potesse favorire un mercato più attento ai giovani in quanto le case produttrici, per poter rientrare nelle categorie previste dalla legge australiana ma non avendo a disposizione la categoria R, sarebbero obbligate all’edit, cioè al riadattamento dei titoli in versioni meno violente.
Ora il fatto è che gli edit di Call of Duty: Modern Warfare 2 o di Fallout 3 fanno davvero sorridere: pur di rientrare nelle categorie 15+, si mette un po’ meno sangue, un nome di droga camuffato, ma si lascia inalterata la sostanza, ottenendo così l’effetto opposto di esporre i minori a situazioni e scene basate comunque su comportamenti che non sarebbero altrimenti così accessibili ai ragazzini.
C’è tuttavia qualcuno che ha fatto notare più volte che basterebbe introdurre, come nel resto del mondo, la categoria R vietata ai minori, in modo da chiarire l’opinione etica del governo in merito a cosa può essere visto da un minore e cosa no. Non ricevendo risposta, questo qualcuno – anzi, questi tantissimi “qualcuno” – hanno deciso di costituire una formazione politica, il Gamers 4 Croydon Party capitanato da David Doe, che si batterà nelle elezioni del 20 marzo prossimo proprio nello stato del General Attorney Michael Atkinson, strenuo oppositore della categoria R sui videogames.
Sullo scenario pesa infine la polemica esplosa dopo che, mentre il governo propone di limitare gli accessi alla rete e di alzare il livello di censura, è venuta fuori pubblicamente una lista di siti “sospetti” del governo, siti che probabilmente rischierebbero la tagliola appena il livello di censura fosse effettivamente innalzato: però nella lista c’è YouTube, c’è Wikipedia con alcune sue voci, ci sono siti dedicati all’eutanasia, al mondo gay, alle credenze religiose più strane, al poker, al feticismo, e via dicendo. Addirittura un dentista dello stato del Queensland. Non saranno questi i piani anche in Italia? No, perché qui di un ipotetico David Doe per ora non si vede neanche l’ombra, quindi….

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