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Altro che Esperanto: l’IT riparte da Babele

da : Rocco Neo Medina: Novembre 18, 2009, 8:30 am

Qualche segnalazione: ICANN apre ufficialmente ai nomi di dominio in caratteri non Latini, Google Wave offre una chat con traduzione vocale in tempo reale, Babelshot per iPhone traduce il testo dopo averlo inquadrato con la fotocamera, mentre anche Nokia, NEC e altri stanno realizzando soluzioni per il riconoscimento testuale multilingue.

Chi l’avrebbe mai detto? La grande rete unificatrice che sembrava incamminata verso l’omologazione globale, sta per donare di nuovo linfa ed energia alle lingue e ai set di caratteri diversi dall’onnipresente inglese.

Dopo aver risolto i problemi tecnici ICANN infatti invita ora ufficialmente tutti gli Stati a richiedere nomi di dominio scritti in alfabeti non latini - Egitto e Arabia Saudita sono stati i primi a prenotare nomi arabi. Ti saluto Esperanto.

Se invece volete un traduttore simultaneo che vi aiuti a capire via chat cosa dice il vostro amico russo, sappiate che Google Wave offrirà questa possibilità intervenendo direttamente in tempo reale nemmeno fosse l’interprete interplanetario di Star Trek.

Ancora più facile sarà inquadrare un testo scritto in un’altra lingua per averne la traduzione in italiano: esiste già un software per iPhone e tanti altri stanno iniziando a commercializzare questa nuova killer application.

Questo si che è un bel progetto di multiculturalità, senza mediatori egemoni, tutti in rete con le loro differenze. Bene così.


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Commenti

Ciao!,

La notizia è ben riportata e non ho nulla da dire sul contenuto. Mi limito però a fare una segnalazione su quel “Ti saluto Esperanto” :-)

L’idea di fondo dell’esperanto è proprio quella di fungere da “seconda lingua per tutti”, in modo che ciascuno possa continuare a parlare la propria lingua madre a casa propria, mantenendo le diversità culturali, e usando come lingua ponte uno strumento neutrale che non contamina la propria cultura.

Insomma, l’esatto contrario di quello che succede oggi con l’inglese. E l’esatto contrario di quello che lascerebbe intendere l’articolo (”mediatori egemoni”).

Credo che tutti gli esperantisti siano contenti della comparsa di nomi di dominio in alfabeti diversi da quello latino, come stimolo alla multiculturalità e al plurilinguismo.

Al posto di “Ti saluto Esperanto!” proporrei: “Ti saluto imperialismo anglofono!” :-)

Maggiori informazioni: http://iej.esperanto.it

(scusate lo spam, voglio dire, il link indesiderato, voglio dire… il *collegamento* indesiderato…)

Nell’articolo “esperanto” simbolizza ironicamente la ricerca di una lingua universale, niente di polemico nei confronti della cultura esperantista in quanto tale. “Mediatore egemone” si riferiva proprio a quello che tu chiami “imperialismo anglofono”

  • da Rocco Neo Medina
  • 18.11.09 11:53 am
  • comment

Grazie per il chiarimento. anch’io avevo avutro lo stesso dubbio del signore che ha commentato prima.

Cordialmente

Renato Corsetti

Comunque, questa cosa all’imperialismo anglofono fa solo un baffo. Probabilmente questo passo, ancora non del tutto attuato (vedere questione unicode) è stato e viene ritardato, svantaggiando in vari modi chi non usa l’inglese.
Oppure, chi non usa una sola lingua in un solo computer, perché ogni computer è generalmente localizzato principalmente per un dato alfabeto/codifica, e usandone altri si hanno problemi più o meno grandi.

La possibilità di scrivere altri alfabeti è solo l’inizio, la base su cui i sostenitori delle lingue a rischio (tutte tranne l’inglese, quale più quale meno) devono partire per valorizzare la propria lingua.

Anche - e perché no - usando uno scudo linguistico come l’esperanto, per “proteggersi” da una lingua con dietro eserciti/potere/interessi. La lingua neutra senza eserciti/potere/interessi si potrà arginare più facilmente e tenere a bada, usandola solo in contesti internazionali.
Saluti
F

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