Posta Certificata, nuova puntata della telenovela
da : Rocco Neo Medina: 24 settembre 2009, 12:42
E’ incredibile come in Italia più passa il tempo e più i Politici ci riempiono di annunci di nuove innovazioni sempre più “ad effetto” – mentre la situazione reale della digitalizzazione di P.A. e imprese è sempre più confusa e scoraggiante, oltre che assolutamente minoritaria rispetto agli altri paesi europei. Sarà Brunetta l’ennesimo attore di questo sequel infinito?
Riassunto di (alcune!) puntate precedenti:
Marzo 2004: Il Consiglio dei Ministri vara l’introduzione della Posta Elettronica Certificata (PEC). In una nota il Ministero all’Innovazione spiega che il DPR appena approvato dal Consiglio consente la “trasformazione” dell’email in un documento dal valore pari a quello di una raccomandata con avviso di ricevimento. In questo periodo, PosteItaliane già vende il servizio all’utente finale.
Maggio 2005: AssoProvider avverte che sono troppe le cose che frenano l’innovazione nel Paese. A proposito della PEC dicono: “tutte le indicazioni ed i suggerimenti venuti fuori durante la sperimentazione non sono stati minimamente tenuti in considerazione in sede di stesura dello Schema (…) Il contenuto regolamentare farà in modo che il servizio di Posta Elettronica Certificata italiano non decollerà mai, anzi rischierà di provocare dei seri danni al funzionamento della rete Internet italiana in generale (…) Infatti lo Schema è sotto molti aspetti anticoncorrenziale perché stabilisce che le aziende che vorranno offrire un servizio di Posta Elettronica Certificata dovranno avere un minimo di un milione di Euro di capitale sociale interamente versato.”
DPR n.68, 11 febbraio 2005: “Dal 1 Gennaio 2006 entrerà in vigore l’obbligo per la pubblica amministrazione di dotarsi di caselle di posta certificata …”
29 Aprile 2006, modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale: “Le Pubbliche Amministrazioni italiane devono dotarsi dal 1 Settembre 2006 di almeno una casella PEC e una casella istituzionale, che possono coincidere o essere distinte.”
31 Dicembre 2007: “Il 2008 sara’ l’anno della svolta. PEC, comunicazione unica, carta d’identita’ elettronica (CIE), sistema pubblico di connettivita’ (SPC) gli strumenti che dovrebbero portare verso l’informatizzazione delle PA. Basta code, carta e raccomandate!”
Settembre 2008: Le caselle di Posta Certificata in Italia sono circa 300mila.
Arriviamo ad oggi: il Ministro Brunetta conferma l’intenzione di arrivare a 5 milioni di caselle PEC entro Settembre. In più rilancia con la visione della PEC come Raccomandata Elettronica per tutti i cittadini.
Quindi lo Stato regala il servizio? E’ possibile pensare a un incremento di 4,7 milioni di caselle PEC in un anno? Ma in questo caso cosa succederebbe al sottostante mercato di tutti quelli che vendono la PEC ormai da anni? Com’è possibile tenere sul filo per tanto tempo tutti gli stakeholders pubblici e privari che devono usare la PEC? E come si collega questo all’annosa lacuna – italiana ed europea – in tema di Certification Authorities?
Un blogger molto informato sulla materia, Guido Scorza, a Luglio sul suo blog aveva sentito odore di confusione, segnalando i due decreti Ministeriali del 6 maggio in cui Brunetta si impegnava a regalare un indirizzo di posta elettronica a tutti i cittadini – professionisti inclusi – che ne facciano richiesta e a tutte le costituende società che all’atto dell’iscrizione al registro delle imprese risultino sprovviste di un indirizzo di posta elettronica certificata.
La verità è che la propaganda è forte, ma la realtà è triste e confusionaria. Basta la nostra esperienza quotidiana: quante interazioni digitali abbiamo all’anno con le nostre PA di riferimento? Quante come cittadini? Quante come soggetti d’impresa? Guardando la storia recente si contano troppi verbi coniugati al futuro e pochi al presente. Un esempio su tutti: nonostante la reiterazione e la riconferma dell’importanza e della validità del Codice dell’Amministrazione Digitale, mentre la Pubblica Amministrazione italiana è in forte difficoltà ed è ben lungi dall’informatizzazione tanto desiderata, i Comuni “virtuosi” che pure qualche euro in tasca ce l’avrebbero da spendere anche per l’innovazione e la digitalizzazione, sono bloccati dal Patto di Stabilità. Fate un po’ voi…

Commenti
Non capisco come si possa legiferare in Italia sulla posta elettronica senza far riferimento a standard condivisi a livello europeo se non mondiale. Così com’è non è altro che l’imposizione di un sistema proprietario per comunicare con la pubblica amministrazione e per dar soldi a Poste Italiane, . Tanto valeva fare un sistema webmail dedicato per la pubblica amministrazione dove si accreditano aziende e contribuenti per tutto ciò che riguarda i loro rapporti con il settore pubblico.
Inserisci un nuovo commento