Bocciata l’acquisizione russa di Google
da : Lorenzo Di Palma: 24 ottobre 2008, 06:30
Le autorità antitrust si alleano contro la Grande G?
L’autorità anti-trust russa, la FAS, ha stoppato Google: non potrà comprare la società di advertising Zao Begun, neanche per 140 milioni di dollari, perché secondo la FAS l’operazione avrebbe effetti negativi sulla concorrenza nel mercato della pubblicità online.
L’antitrust della Russia basa la sua decisione anche sul fatto che Google non ha fornito abbastanza informazioni sugli aspetti finanziari dell’acquisizione. Il comunicato ufficiale sul sito di FAS dice esplicitamente che mancava la “documentazione sugli individui che possono influenzare il gruppo Google, così come non c’era una lista completa di persone appartenenti al gruppo Google, compresi gli eventuali rappresentati in Russia e fuori”. E’ possibile che gli eredi del KGB non siano riusciti a scovare niente su questi “misteriosi” personaggi? In fondo bastava fare una ricerca su Google stesso, o no?
Rambler Media, la società registrata nel Regno Unito che controlla Begun, aveva deciso di vendere al gigante delle ricerche online fin dal luglio scorso. Evidentemente i brindisi a base di vodka sono stati prematuri.
I primi commenti alla decisione russa, non escludono motivazioni “politiche” alla decisione. Un “niet” alla società americana, dovuto ai timori che questa possa dominare e “globalizzare” l’intero mercato russo dell’online. D’altronde Putin aveva chiesto alla FAS di essere più attiva in materia di anti-trust e l’organizzazione sembra aver eseguito.
Il no russo è un altro smacco per la Grande G, che recentemente per gli stessi motivi, ha dovuto “sospendere” un accordo con Yahoo e iniziare a negoziare con il Dipartimento di Giustizia USA.
Un portavoce di Google Russia ha espresso alla Reuters il “disappunto” dell’azienda, che rimane convinta che questa “acquisizione permetterà di far crescere significativamente le opportunità per gli utenti, gli inserzionisti, i pubblicitari e l’intero settore industriale in Russia”.
Google probabilmente ricorrerà in appello contro la decisione.

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