Jobs sta bene… il “citizen journalism” non tanto
da : Lorenzo Di Palma: 6 ottobre 2008, 07:08
“Le notizie sulla mia morte erano un po’ esagerate”. Riprendendo una frase del grande scrittore MarkTwain, Steve Jobs aveva commentato così all’ultimo MacWorld le false notizie sulla sua dipartita.
Ma, complice il suo aspetto non proprio “florido” degli ultimi tempi, le speculazioni sulla sua salute non si sono fermate. Anzi.
Qualche giorno fa, infatti, un video immesso da tale “johntw” su iReport, il sito di “Citizen Journalist”, ovvero di notizie non “filtrate” su cui chiunque può postare quello che gli pare della CNN, ha annunciato che Jobs aveva avuto un attacco di cuore ed era stato ricoverato in gravi condizioni in ospedale.
Nei venti minuti successivi, prima che i giornalisti (quelli veri) della CNN scrivessero la smentita è successo di tutto: il “mainstream” dei blog ha rilanciato la notizia ai quattro angoli del pianeta e il titolo di Apple ha subito un notevole contraccolpo in Borsa.
A parte la patetica scusa messa in rete dalla CNN, in cui in pratica si dice che non c’è stato nessun errore da parte del grande gruppo informativo Usa “perché la notizia non era stata “taggata” come notizia ufficiale della CNN”, l’episodio ha naturalmente fatto discutere.
E sul banco degli imputati è finito proprio il “citizen journalism”, il giornalismo del Web 2.0 fatto “dal basso” che pure aveva sollevato tanti entusiasmi negli ultimi tempi.
“È solo spazzatura” è stato il commento unanime di chi non vedeva l’ora di attaccare questi improvvisati reporter. “È stato un infortunio in cui possono cadere anche i giornalisti professionisti”, è stata la difesa dei paladini del Web 2.0 che hanno ricordato tanti casi analoghi in cui sono caduti anche giornali molto blasonati.
La discussione è aperta ed è destinata a continuare ancora per molto. Anche perché è stata aperta un’indagine ufficiale dalla SEC (l’organismo che vigila sul mercato azionario USA, la nostra Consob) sulle speculazioni sul titolo Apple, la stessa che non si è accorta che le grandi banche d’affari USA stavano vendendo derivati-spazzatura.

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