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Il boomerang dell’UMTS italiano

da : Piero Todorovich: 25 marzo 2008, 07:37

Con il senno di poi non è stato un grande affare per molte società telefoniche l’accaparramento delle licenze. Il consorzio IPSE, oggi in mano al suo liquidatore, potrebbe richiedere indietro allo Stato ben 826 milioni di euro.

Il Consiglio di Stato deciderà nei prossimi giorni se IPSE, uno dei consorzi assegnatari delle licenze UMTS, potrà restituire il pacchetto di frequenze aggiuntivo UMTS e riavere indietro i soldi pagati.

Partecipata per il 39,9% da Telefonica (società che già controlla Telecom Italia) e abbandonata dai soci fondatori Fiat e Acea, IPSE è alle prese con un debito allo Stato per 660 milioni di euro, più interessi.

Un debito che è correlato con la partecipazione all’asta UMTS che – in piena sbornia da new economy – portò allo Stato incassi per quasi 14 miliardi di euro.

In caso di giudizio favorevole allo Stato, quest’ultimo potrà riscuotere una fidejussione bancaria a favore di Ipse del valore di 626 milioni di euro e altre contropartite a saldo del debito esistente. In caso opposto, lo Stato non solo non incasserà i 660 milioni, ma potrebbe dover rinunciare anche alle rate già pagate da IPSE per un totale di 826 milioni di euro.

Come se non bastasse, dal pronunciamento del Consiglio di Stato dipende un analogo ricorso al Tar di 3 Italia. Anche l’operatore che per primo ha lanciato i servizi UMTS in Italia e poi inciampato sul tvfonino, farebbe volentieri a meno delle frequenze aggiuntive pagate a carissimo prezzo.

Nell’ipotesi peggiore, il Tesoro potrebbe ritrovarsi con un buco di 1,2-1,4 miliardi di Euro. Anche se – secondo alcuni osservatori – l’utilizzo delle risorse di frequenza non sfruttate potrebbe portare allo Stato ritorni equivalenti o superiori.

Per approfondimento: IlSole24ore.com


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